Editoriale
“Sanremo 2026: il varietà è servito. Chi paga il conto?”
Sanremo. Il 76º Festival della Canzone Italiana di Sanremo, si svolgerà dal 24 al 28 febbraio 2026, al Teatro Ariston. L’edizione, ha l’obiettivo di consolidare il successo dell’anno precedente, secondo gli organizzatori della manifestazione canora. Carlo Conti, è riconfermato per la seconda volta, alla guida del Festival, con la sua linea editoriale: “squadra che vince” non si cambia, quindi, mantenendo struttura, ritmo e meccanismi, che hanno portato un gran successo di share, all’indirizzo della precedente conduzione. In gara 34 partecipanti alla Kermesse canora, quattro gli artisti per le nuove proposte: Angelica Bove, Nicolò Filippucci, Blind, El Ma & Soniko e Mazzariello. Per le giurie, riconfermato l’asset a tre teste: Televoto del pubblico, Giuria della Sala Stampa, TV e Web e Giuria delle Radio. Co-conduttore, insieme a Carlo Conti, Gianluca Gazzoli, sarà presente nella seconda e terza serata.
Sanremo 2026: il Paese delle Meraviglie si accende e noi, spegniamo la “luce”
C’è qualcosa di miracoloso nel Festival di Sanremo, ogni anno è puntuale, come un’eclissi, che ci stupisce ogni volta che si presenta, come in cielo, anche in terra. 
Il 76º Festival, in scena dal 24 al 28 febbraio 2026, promette di essere l’ennesima liturgia nazional‑popolare, quella in cui l’Italia si specchia, si trucca, si ritocca e poi si applaude da sola, in stile “ci si loda e ci si imbroda”.
E’ vero che non si possono eliminare i problemi del Paese, eliminando Sanremo, che di per sé aggiunge smalto, alla sempre splendente mamma Italia. Sacrifici immensi, considerando che abbiamo alle porte una pericolosissima e sempre più certa III° Guerra Mondiale. E se la squadra che vince, “vince” perché non cambia, Carlo Conti è ancora una volta il timoniere che la rappresenta al meglio.
Per la Rai, pare che l’innovazione sia sopravvalutata, difatti, ancora una volta sceglie la continuità, con presentatori omologati e che escono da un sistema a “quiz”, perché rassicuranti mentre si abbonda su luci e paillettes. Ma il già visto non offre sbocchi per far scattare le novità, aggiungere nuovi talenti e nuove idee, che non siano sempre le stesse e paludate, nei secoli dei secoli. Accanto a Conti, co-conduttori, il massimo della originalità ma cambiare una spalla a rotazione non rinnova mai un copione. Se per Don Abbondio, il coraggio era qualcosa di sconosciuto, tanto da rendersi inconsapevolmente, reo di impedire il matrimonio tra Renzo e Lucia, per il nostro Paese, Mamma Rai, preferisce custodire ciò che ha, impedendo i veri cambiamenti per una televisione già in coma da tempo, dove vecchie glorie che si reggono con le graffette, aumentano il chiacchiericcio inutile, che continua a rifugiarsi in un nostalgico passato, piuttosto che dare ai suoi figli, una visione meravigliosa e certa di futuro. Quindi, il conto chi lo paga’ Noi Italiani.




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