News
SCUOLA: SI FA COSI!
Roma. Meloni, parlando alla festa dei giovani di Fratelli d’Italia, ha annunciato che nel prossimo Consiglio dei Ministri sarà approvato un provvedimento che introdurrà per legge il numero massimo di studenti stranieri per classe, non più del 30%, l’obbligo per i genitori di allievi stranieri di imparare l’italiano e il divieto del burqa e niqab a scuola.
Bisogna premettere che il diritto all’istruzione (come il diritto alla salute) è un diritto universale di ciascuna persona, indipendentemente dalla razza, dalla lingua, dalla religione e dalle condizioni economiche e culturali e che la Repubblica – come recita la nostra Costituzione – ha il compito di rimuovere gli ostacoli che limitano di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini.
I ragazzi con cittadinanza non italiana, anche se in posizione non regolare, hanno, quindi, diritto all’istruzione alle stesse condizioni degli alunni italiani e, al pari di questi ultimi, hanno l’obbligo di iscriversi e frequentare le scuole statali o paritarie.
Da questa breve premessa si deduce che il governo in carica deve agevolare l’inserimento di tutti gli alunni, senza alcuna eccezione, nella scuola di prossimità e non allontanarli dal luogo di residenza e, quindi, isolarli maggiormente. Questo problema ne richiama un altro, che va al di là della scuola: l’integrazione degli immigrati nel territorio in cui vivono, lavorano e contribuiscono all’economia del nostro Paese.
Bisogna ancora tenere presente che in ogni classe vi sono non solo alunni stranieri, ma anche italiani con difficoltà nella lingua italiana, dovute a scarsità di stimolazioni intellettuali. Cosa dovremmo fare allora? Dovremmo mettere un limite anche per gli italiani? Diciamolo chiaramente, senza mezzi termini: è una discriminazione nei confronti degli alunni stranieri.
Gli strumenti legislativi e culturali per far fronte alle varie situazioni di complessità, che vi sono nelle nostre scuole, esistono già. Si tratta solo di applicarli con una formazione continua di tutto il personale.
Strumenti legislativi
Mi limito solo a citarne due: l’autonomia scolastica e la Direttiva Bisogni Educativi Speciali (BES) per l’inclusione scolastica del 27/12/2012.
Fin dal 1997, l’art.21 della legge n. 59 (Legge Bassanini) ha introdotto sul piano ordinamentale l’autonomia amministrativa, didattica, organizzativa e di ricerca delle scuole.
Il Regolamento sull’autonomia, DPR n. 275/1999, ha disciplinato, poi, le suddette autonomie.
Non potendo, naturalmente, illustrare ampiamente il Regolamento, mi limito solo ad esporre alcuni concetti.
Nell’esercizio dell’autonomia didattica ed organizzativa, le Istituzioni scolastiche possono adottare tutte le forme di flessibilità che ritengono opportune: dell’orario complessivo del curricolo, di quello destinato alle singole discipline e attività, di impiego dei docenti; possono attivare percorsi didattici individualizzati nel rispetto del principio generale dell’integrazione degli alunni nella classe e nel gruppo, realizzare iniziative di recupero e sostegno.
La Direttiva BES e CTS per l’inclusione scolastica del 27/12/2012 inserisce lo svantaggio linguistico, presentato dagli alunni stranieri, immigrati di recente, nell’area dei Bisogni Educativi Speciali. Il Consiglio di Classe, ai fini dell’inclusione scolastica, sulla base di considerazioni di carattere didattico, indica i casi in cui sia opportuna la redazione di un Piano Didattico Personalizzato e l’adozione di strumenti compensativi e misure dispensative; individua strategie e metodologie di intervento correlate alle esigenze specifiche. Tale direttiva insiste più volte sul tema della didattica individualizzata e personalizzata, come garanzia del diritto allo studio, lasciando intendere la centralità delle metodologie didattiche per il raggiungimento del successo formativo di ciascun alunno.
L’autonomia delle Istituzioni scolastiche è diventata, con la Legge Costituzionale n. 3 del 2001, norma costituzionale, essendo stata inserita espressamente nell’art.117 della Costituzione. Io ritengo, perciò, che un Decreto legge, imponendo dei limiti al numero degli studenti stranieri in una classe, sia anticostituzionale, perché andrebbe ad intaccare l’autonomia organizzativa delle Istituzioni scolastiche.
Prima la riforma della giustizia, poi il premierato attraverso la legge elettorale, adesso l’autonomia scolastica. A questo punto, io mi chiedo: “c’è forse un disegno politico ben preciso da parte del governo di centro – destra che mira a smantellare pezzo dopo pezzo la nostra Costituzione?”
Diverso è il discorso se il Ministro dell’Istruzione e del Merito emana una Circolare per suggerire, per consigliare di non andare oltre un certo numero di alunni stranieri in una classe, così come ha fatto, ad esempio, il Ministro Mariastella Gelmini nel 2010 e raccomandato altri Ministri dopo di Lei..
Detto questo a livello legislativo, mi sembra che il governo Meloni, proponendo l’allontanamento degli alunni, immigrati di recente con difficoltà linguistiche, che superano il limite del 30%, dalla scuola di prossimità, scelga la strada più semplice, mandando all’aria tutte le conquiste sul piano culturale, pedagogico, didattico e metodologico, che si sono realizzate in questi anni ai fini dell’inclusione scolastica di tutti gli alunni con bisogni educativi speciali.
Per quanto riguarda, infine, il divieto di burqa e niqab a scuola, sono d’accordo, perché i ragazzi devono essere riconoscibili; circa l’obbligo di imparare l’italiano da parte dei genitori di allievi stranieri, il Presidente del Consiglio deve indicare le risorse finanziarie destinate all’espletamento di tali corsi, all’assunzione di personale docente e alla formazione dello stesso, per non rimanere nell’ambito della propaganda.
- VIA
- Giuseppe Danese




Leave a comment