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Tennis, la nuova “Eldorado” italiana.
Pare un eufemismo, dire che il tennis faccia ombra al calcio, ma la percezione che se ne ha, è che il tennis, sport d’élite, superi per gradimento, il calcio.

Il gioco del pallone mantiene il suo impero “intatto” ma sempre più edulcorato da muscoli, giochi on line e scommesse. Si, il calcio, continua a dominare su tutti gli altri sport, ma il suo interesse, si è spostato sempre di più in Internet. Le partite, sempre più legate ad azioni di forza che di bel gioco, lasciano nella nostra memoria, i grandi campioni del passato, che non vengono eguagliati con il bel gioco, ma con la forza dei muscoli, sempre più espressa. Il dopo Panatta, ha portato un vuoto, bravi tennisti ma mai un vero sfoggio di di talenti che ti facessero appassionare a punto, di ricominciare a giocare a tennis. Poi, è arrivato Sinner. La sua comparsa, ci ha conquistato e resi orgogliosi di essere italiani, sportivamente parlando.

Il ragazzo di ghiaccio che ha trasformato l’Italia in una miniera d’oro tennistica, è stato visto per quel che era realmente, molto concentrato, capace e creativo. Un bel tennis, conquista sempre, piano piano, ci siamo accorti, che oltre a Sinner, una carovana di talenti, avanzava, sempre più compatta. Dietro al numero uno del mondo, il più silenzioso dei rivoluzionari, si muove una generazione che non chiede permesso ma avanza diligentemente e affascina: Lorenzo Musetti, il poeta del rovescio; Flavio Cobolli, il più sfrontato; Luciano Darderi, il picchiatore elegante. Sono loro i tre cavalieri che hanno portato l’Italia a piazzare quattro giocatori nei primi venti del mondo, un evento che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato fantascienza.

Poi arriva la “fascia operaia”, quella che lavora nell’ombra ma tiene in piedi la baracca: Sonego, il combattente; Bellucci, il nuovo che avanza; Arnaldi, il talento che scalpita; Berrettini, il giovane-veterano che non molla; Pellegrino e Maestrelli, i due che bussano alla porta dell’élite con la faccia di chi non intende andarsene. Dieci nomi, dieci stili, un’unica certezza: l’Italia non aveva mai avuto così tanta ricchezza tennistica tutta insieme. Non è più un caso, non è più un exploit: è una generazione. Un Eldorado vero, con Sinner come cercatore d’oro che ha aperto la strada e gli altri che, uno dopo l’altro, hanno iniziato a scavare. E per una volta, nel Paese delle improvvisazioni, il miracolo non è arrivato per caso: è arrivato correndo, servendo, rispondendo, sudando e a suon di sacrifici. È arrivato con la racchetta, la Nostra Nuova Eldorado nello sport.
- VIA
- Lince P.J.




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