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“Dal divanetto di Versailles al gelo diplomatico”
I rapporti tra Meloni e Trump sono cambiati. Da quando? Molti commentatori sostengono dal momento in cui Meloni (il governo italiano) ha negato le basi italiane ai bombardieri americani, agli aerei che andavano a bombardare in Iran. Questa circostanza è stata smentita da Rutte, il segretario generale della NATO, quando ha dichiarato apertamente che 500 o 200 (non ha importanza il numero) aerei americani sono decollati dalle basi italiane; affermazione questa avvalorata dal fatto che allora non ci fu alcuna tensione tra i due.

Gli attacchi verbali di Trump a Meloni sono aumentati dopo il G7 tenutosi a Parigi. Macron aveva organizzato questo incontro tra i leader europei e Trump, nella reggia di Versailles, per concordare nei dettagli ed assicurare il supporto degli Stati europei allo sminamento dello stretto di Hormuz e consentire così il passaggio in sicurezza delle petroliere e di tutte le altre navi. Non è strano che gli europei organizzano un incontro per dare un aiuto concreto a quanto voluto da Trump e dal mondo intero e Trump subito dopo si scaglia soprattutto contro Meloni?
Osserviamo bene la scena che la televisione italiana ha mostrato diverse volte: si vedono Trump e Meloni, seduti su un divanetto in disparte da tutti gli altri, che si parlano. Poi, si alzano e, mentre si stringono le mani, Trump continua a parlare e Meloni a piegare la testa come per dire “Sì”. Cosa si sono detti in privato? Nessuno lo sa. Hanno concordato una strategia di comunicazione? Il dubbio rimane. Un leader con la schiena diritta si reca al G7, fa il suo intervento ufficiale, che rimane agli atti e, dopo, non va chiedere di parlare separatamente con Trump, se non ci sono buoni rapporti. Nei rapporti tra Meloni e Trump, bisogna distinguere un prima e un dopo l’esito del Referendum sulla giustizia. Prima della sconfitta del centro – destra sul Referendum, qualsiasi cosa dicesse e facesse Trump, Meloni riusciva a giustificarlo.

Trump voleva entrare in possesso della Groenlandia, del Canada, del Venezuela, di Cuba, di tutta l’America meridionale, entrare in possesso delle terre rare, ovunque dislocate, controllare le rotte commerciali (come il canale di Suez), Meloni non aveva nulla da ridire. Trump minacciava dazi al 50% se gli europei non compravano armi, gas, petrolio dagli USA, se non trasferivano le loro produzioni (come quella delle automobili) in America, Meloni non ha mai pronunciato una parola di contrarietà. Trump chiedeva di aumentare le spese militari al 5% del PIL e Meloni era accondiscendente. Quando Trump ha fatto arrestare Maduro, il Presidente legittimo del Venezuela e sostituirlo, lei lo ha giustificato.
Quando Trump, per seguire Netanyahu, ha bombardato l’Iran, Meloni non ha avuto una parola di dissenso. Su qualsiasi questione era fedele a Trump e distante dalle posizioni degli Stati europei, commettendo un grave errore politico, per il fatto che creava divisioni all’interno dell’Europa in un momento in cui c’era bisogno di unità, di parlare con una sola voce. L’Europa, se non si pone il compito di procedere unita e compatta, dal punto di vista della politica estera, della difesa comune, è destinata ad un ruolo insignificante sulla scena internazionale e a soccombere, schiacciata da grandi potenze economiche, commerciali, tecnologiche e militari, come USA, CINA, Russia e i paesi emergenti BRICS.
Meloni voleva presentarsi come l’unica leader europea che parlava direttamente con Trump e riusciva a mediare tra Europa e Stati Uniti. Voleva dare l’immagine di una leader forte, avendo l’appoggio di una grande potenza economica e militare, come gli Stati Uniti. Si illudeva che, condividendo tutto quello che Trump faceva, si poneva sotto la sua protezione e che l’Italia ne avrebbe tratto qualche beneficio. Così non è stato. C’è stata, poi, la sconfitta del centro – destra al referendum sulla giustizia, dovuto non solo a motivi tecnici, ma anche a tutta la politica estera e allora c’è stato il risveglio, la presa di coscienza, la consapevolezza che appiattirsi sulle posizioni di Trump non avrebbe giovato elettoralmente al centro – destra e avrebbe portato alla sconfitta elettorale alle elezioni politiche del 2027. Da questa consapevolezza è iniziato il cambio di rotta nei rapporti con Trump. Da allora Meloni ha cominciato a prendere le distanze da Trump e ad avvicinarsi di più ai leader europei. È credibile? È un cambiamento reale o solo di facciata? Il dubbio per il momento rimane ed anche l’affinità politica, ideologica con Trump.
- VIA
- Giuseppe Danese




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